> LE RADICI DELL’OSCAR DI PAOLO SORRENTINO by Marco Colletti

Il cannone del Gianicolo spara verso di noi, spettatori, per segnare come ogni giorno il mezzogiorno. In quest’attimo di sospensione, nel momento in cui il giorno si spacca a metà, il tempo si dilata verso l’ignoto e ci fa scivolare in un sogno che è un sogno universale: la ricerca della Grande Bellezza. ‘Roma o morte’ è la scritta che sovrasta la città e di lì a poco un turista giapponese muore mentre tenta di immortalarne la bellezza eterna.

grandebellezzafid1Ho dovuto vincere molte resistenze dentro di me prima di decidermi a scrivere questo articolo, per IT Blog di IT Magazine, su un film che ha spaccato critica e pubblico. Perché io che l’ho amato non potrò mai farmi capire da chi lo odia. E comunque già questo mi sembra un indizio di valore: una cosa che o si ama o si odia, tocca corde profonde, tocca qualcosa che alcuni non accettano di vedere. Come ad esempio il fatto che il segreto della Grande Bellezza esca dalla bocca marcia e inguardabile di una suora, che a forza di mangiare radici sembra scolpita nel legno, se non addirittura un albero antropomorfo. ‘Le radici sono…importanti’, perché questa frase ha suscitato tanto scalpore? Perché è stata considerata un escamotage banale, ad effetto, un po’ come certi slogan di Baricco? Perché le radici fanno scandalo per noi occidentali? Semplicemente perché le abbiamo rinnegate a differenza degli africani, degli asiatici e degli americani, che avendone veramente poche non possono non tenersi ben strette quelle che hanno.

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Io credo che questo film colpisca il cuore di quell’identità che l’occidente ed in particolare l’Italia, culla della bellezza universalmente riconosciuta, continua a ferire attraverso un intellettualismo che non è più intelligenza, ma quella maschera di intelligenza che fa polpette del passato in nome di un futurismo o peggio di un attualismo che si identifica con il godimento del momento. Le feste grossolane in cui nessuno pensa, il botulino per fermare il tempo ma solo fino alla prossima iniezione, le performance artistiche di cui non rimarrà mai traccia. Sono i sintomi di una società che cerca la bellezza nel momento, che cerca la bellezza relativa, che critica il film fermandosi ai dettagli senza lasciare sorprendere il cuore da un messaggio invece assoluto. Che va molto oltre la critica sociale, la critica ai salotti romani, ai politici corrotti, agli intellettuali alla deriva, ai preti senza più spirito, che pullulano nella capitale: la Roma di questo film è solo un simbolo, anzi sarebbe meglio dire un’allegoria: un pretesto contingente per parlare dell’universale.

Oscar-2014-l-Italia-punta-su-La-grande-bellezza-di-Sorrentino-il-candidato-ideale_h_partbTutti quelli che si sono sentiti offesi da questo film in realtà sono quelli che non sanno guardare oltre, sono quelli che pensano che Roma sia Roma, che una suora brutta sia solo una suora brutta, che Ramona sia una mignotta e che la Ferilli la interpreta bene perché nella realtà è una donna verace e per un certo milieu ( che mi sembra anche troppo raffinato definire così ) volgarotta. Ma questo film non va letto come una critica della ‘realtà’, va letto semmai come un ‘sogno’. Esattamente come ‘Eyes Wide Shut’, dove tutto ciò che accade in quella notte è al limite tra la realtà e il sogno, è un sogno appunto ad occhi aperti. Esattamente come ‘Giro di vite’ di Herny James è al limite tra la storia di fantasmi e il fatto di cronaca.

Paolo-Sorrentino-La-grande-bellezza-2E’ stato detto che è un film disorganico, che addirittura manca di trama (eppure io la vedo molto ben delineata). Ma allora io mi chiedo cos’è ‘Finnegans Wake’, il romanzo illeggibile per eccellenza di Joyce, o cos’è una poesia di Ezra Pound? Ed anche, io mi chiedo, se la Ferilli recita bene in questo film solo perché fa se stessa, allora Anna Magnani cosa faceva nei suoi film? Non faceva se stessa? E la Loren non era brava quando faceva se stessa, cioè la napoletana verace? Quant’è sempre invece stata ‘stiff’ in altri ruoli? Ma ecco, mi si dice “un’attrice deve saper far tutto, non solo se stessa! Guarda Meryl Streep…che fa tanti ruoli”. Ma sinceramente, li fa poi così tutti bene? Credo proprio di no. Io trovo la sua tanto decantata Iron Lady macchiettistica e manieristica. Perché a certe icone straniere noi perdoniamo tutto? Perché noi non sappiamo più crearci e coltivare invece nuove icone, le nostre? Perché abbiamo dimenticato le nostre radici. Direbbe l’orrida suora, che con un soffio fa volare lontano misteriosi fenicotteri nell’alba rosata sul Colosseo. Il soffio, lo pneuma, non la parola. ‘La povertà non si racconta, la si vive’. La Bellezza idem.

163448922-9557b854-8d49-42f9-8966-9f6e57fc323eDi questo film si condannano i parallelismi con Fellini e Scola. Mi chiedo anche che male c’è a ricordare smaccatamente in un film altri film? Del resto che male c’è ad avere sogni ricorrenti? Sogni che riprendono situazioni simili in sogni precedenti. Il sogno non possiamo controllarlo, sfugge alle leggi della realtà, è dentro, come lo pneuma , non fuori, come la parola. La Bellezza idem.

Mi piace anche leggere questo film come una grande storia d’amore: Roma/Amor del resto. Il film comincia con l’una e si chiude con l’altro. Uno scrittore, che ha scritto un unico giovanile romanzo, dopo una delusione amorosa si trasferisce nella capitale della bellezza universale e la cerca per tutta la vita tra tutta quella gente che abitandovi crede anche di viverne.

scoprire-la-grande-bellezza-di-roma-attravers-L-DXKooCHo sempre sostenuto che abitare a Roma dia un po’ alla testa a chi vi si trapianta, faccia sentire tutti un po’ importanti e quindi arroganti. E noi romani stiamo lì a guardare questo marasma di presunzione, con il disincanto appunto tipico del romano. E’ come se, per una magica osmosi con il passato, la gente si senta legittimata ad identificarsi con il potere che trasuda dalle rovine, dai palazzi, dalle chiese, dal potere che i luoghi della Bellezza rappresentavano. Scambiando ovviamente l’una cosa con l’altra. In mezzo a questo triste carrozzone di presuntuosi detentori di una presunta bellezza (intellettuali, artisti, politici, nobili decaduti, ecclesiastici) sta Ramona appunto. L’unica a rendersi conto che una bambina costretta a fare imbarazzanti performance artistiche nel giardino della villa di famiglia è in realtà molto triste e piange, non perché invasata dall’ispirazione, ma perché costretta a non essere se stessa, a non vivere la sua infanzia, la sua innocente Bellezza. E’ anche l’unica a cui si schiudono luoghi segreti: è l’unica ad oltrepassare un portone di fronte al quale tutti sono costretti a guardare attraverso la serratura più famosa del mondo. E’ l’unica che riesce a guardare la Bellezza con occhi nuovi.

La grande bellezza – FotoMa guardare la Bellezza non è abbastanza: Ramona non riesce a vedere il mare sul soffitto, a lei la vita ha tolto ormai la capacità di sognare e muore. Intorno a Ramona si snoda non a caso, come un presagio del suo destino, tutto il tema della morte in quella sequenza, che io ritengo magistrale, della scelta del vestito per il funerale. Non è lei la radice che lo scrittore cerca ancora inconsapevolmente. E’ però la fase centrale della sua ricerca o meglio, bisognerebbe dire, della sua ‘Recherche’. Perché chi non sopporta Proust o lo ammira soltanto come icona letteraria, perché fa moda o perché fa chic, non può pretendere di capire questo film. In entrambi i casi uno scrittore ritrova la volontà di scrivere, ma l’opera è già stata scritta: alla fine del romanzo proustiano già l’abbiamo letta, alla fine del film l’abbiamo vista. Ed è una storia che parte da un nucleo perduto di innocente Bellezza, qui ritrovato ai piedi di un faro su uno scoglio. ‘Altrove è l’altrove’: il mondo caotico che quella Bellezza non troverà mai, che si accontenta degli ‘sparuti incostanti sprazzi di bellezza’ sedimentati sotto ‘il chiacchiericcio e il rumore’ non può essere il vero spettatore di questa storia, non può capirla.

Ebbene, ora questo film ha vinto un Oscar. Ma questo non basta a chi non vuol capire: gli americani l’hanno votato perché sono pazzi del Colosseo, di Caracalla e dell’acquedotto romano, insomma un’Academy fatta di turisti per caso. Paolo Sorrentino ringrazia impacciato e quasi telegrafico, citando Fellini accanto a Maradona. Meglio Jared Leto che prega per i sogni dell’Ucraina come papa Bergoglio all’Angelus.

By | 2017-06-30T14:51:46+00:00 March 4th, 2014|Categories: IT BLOG, SPETTACOLO D'ARTE|0 Comments

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